“La libellula” di Amelia Rosselli (1)

Inizia oggi la pubblicazione del poemetto La libellula (Panegirico della libertà) di Amelia Rosselli (1930-1996), testo del 1958 che la poetessa pose in apertura alla raccolta Serie ospedaliera (1963-1965):

La santità dei santi padri era un prodotto sì

cangiante ch’io decisi di allontanare ogni dubbio

dalla mia testa purtroppo troppo chiara e prendere

il salto per un addio più difficile. E fu allora

che la santa sede si prese la briga di saltare

i fossi, non so come, ne rimasi allucinata.

E fu allora che le misere salme dei nostri morti

rimarono per l’intero in un echeggiare violento,

oh io canto per le strade ma solo il santo padre

sa dove tutto ciò va a finire. E tu le tue sante

brighe porterai ginocchioni a quel tuo confessore

ed egli ti darà quella benedetta benedizione

ch’io vorrei fosse fatta di pane e olio. Dunque

come dicevamo io ero stesa sull’erba putrida

e le canzoni d’amore sorvolavano sulla mia testa

ammalata d’amore, e io biascicavo tempeste e

preghiere e tutti i lumi del santo padre erano

accesi. La santa sede biascicava canzoni

puerili anche lei e tutte le automobili dei più

ricchi artisti erano accolte tra le sue mura;

o disdegno, nemmeno la cauta indagine fa sì che

noi possiamo nascondere i nostri più terrei difetti,

come per esempio il farneticare in malandati

versi, o lagrimare sulle mura storte delle nostre

ambizioni: colori odorosi, di cera, stagliati

nella odorante stalla dei buongustai. Ma nessun

odio ho in preparazione nella mia cucina solo

la stancata bestia nascosta. […]

[continua]

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